archivio | gennaio, 2015

un immenso silenzio e frittatine con porri al forno

_MG_7497modificataStavo pensando a come sarebbe il mondo se, per alcuni minuti, tutto si fermasse. Stavo immaginando alle persone ferme per strada, come mi è capitato di vedere in alcuni film; un fermo immagine universale.  Se tutte le guerre, le violenze, le liti si placassero, se tutto fosse immobile per 10 minuti. Se tutto fosse inevitabilmente fermo. Cosa proveremmo? Cosa sentirebbe il mondo? forse finalmente cominceremmo a sentire veramente. Saremmo avvolti da un immenso silenzio e secondo me sarebbe emozionante, vibrante, unico. Ma tutto il mondo, proprio tutto. Al di là del fuso orario, del giorno e della notte, dei continenti e del giorno della settimana. Tutto fermo, solo silenzio. Che sogno. Non credo sia nemmeno possibile immaginare un mondo in questo stato di grazia e pace. Siamo così abituati al rumore. L’anno scorso tornata dall’India ho provato una stranissima sensazione. L’india, sopratutto nelle città, è notoriamente un luogo fitto di rumori: in auto si suona per avvisare che si sta passando vicino ad un altro veicolo. Immaginate in una metropoli come Delhi con 15 milioni di abitanti e tante auto che vagano a tutte le ore. Appena arrivata giravo lo sguardo ad ogni strombazzata di clacson.  Dopo 15 giorni ero praticamente anestetizzata. Al rientro, erano i primi giorni dell’anno, quando in molti sono ancora sulle piste da sci o comunque via per le vacanze. Era una domenica mattina, ho questo ricordo impresso nella mente. Fuori da casa c’era un silenzio irreale. Non ero più abituata a questa tranquillità (e si tratta sempre di Milano….). Mi sono sentita in un luogo strano, ovattato, quasi triste. Poi, pensandoci, ho provato a godere di quel piccolo silenzio. E’ stato bellissimo.

Oggi in questa fredda mattina di gennaio, quando le giornate si stanno allungando, guardo fuori dalla finestra e vedo il sole si leva rosa all’orizzonte. Vedo le montagne innevate in lontananza e sento le campane della chiesa qui vicino, vorrei proprio un momento di quel silenzio cosmico che sto immaginando, che possa essere di conforto a quanti soffrono, a quanti hanno troppi pensieri nella mente, a quanti hanno paure e timori e a quanti basterebbe solo un po’ di silenzio per trovare il coraggio di vivere questa vita, invece di respingerla. Lo dico a me stessa, lo dico a tante persone che conosco e lo dico anche a chi ho solo incontrato per caso.

Buon week end gente!!

Uno spunto per il pranzo, per un aperitivo o per un pic nic: mini-frittatine con porri al forno.

Ingredienti: 1 porro, 2/3 uova, gambi di prezzemolo, parmigiano grattugiato, sale, pepe, olio evo, un pizzico di pangrattato.

Procedimento: tagliare a rondelle sottili il porro e lavarlo accuratamente. Lasciarlo appassire in una padella antiaderente con un filo di olio evo. Lasciare raffreddare. In un boccale sbattere le uova con il sale, il pepe, il parmigiano. Tagliare i gambi del prezzemolo al coltello. Aggiungere all’interno del boccale i porri e il prezzemolo. Ungere delle piccole cocotte con un filo di olio e aggiungere una spolverata di pangrattato affinché non si attacchi il composto. Dividere nei 4 stampini e infornare a 180° per circa 25 minuti.

Soundtrack:https://www.youtube.com/watch?v=59BfMVyZK8M

keep in touch and keep cooking. 

 

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Trattoria Mussi, girovagando per gli Appennini

imageVagando per le colline in macchina, non ho molta voglia di parlare. Non riesco a mettere in fila le parole. Volano in testa come farfalle, incantate dalle colline innevate a tratti e baciate da un caldo sole invernale. Le strade deserte di questa Emilia Romagna così lontana dal frastuono della costa sono dolci pendii di collina. La vita sembra lenta, a tratti assente. Interi paesi con le persiane chiuse lasciano credere che tutti siano scappati in città. Non posso fare a meno di pensare e lasciar andare la mente verso tutte quelle meraviglie della natura che abbiamo intorno e di cui ci accorgiamo poco. Sì perchè sono proprio quei momenti la fonte della mia più intima ispirazione, quando tutto prende forma e le parole diventano frasi; quando ogni singolo verbo si lega ai raggi solari lasciando il calore scorrere nelle vene e fino alla mente, così da diventare la più semplice espressione di ciò che ho davanti. Come ogni girovagare che si rispetti, ad un certo punto (molto presto, per la verità) viene fame. E’ la fame di chi si gode la vita, di chi ha deciso che un sabato di gennaio potrebbe non finire mai. E’ la fame di chi sente che stare intorno ad un tavolo è importante per conoscersi, per diventare parte dell’altro. E’ la fame di chi ha la curiosità dei bambini nell’assaggiare la cucina di altri, di chi non si accontenta di un pasto generoso ma cerca di portare con sè un piccolo segreto imparato dalla tradizione tramandata da persone che neanche si conoscono. Questo è stato il mio weekend in Emilia Romagna, tra Bardi e Compiano, tra Parma e le colline dell’Appennino Tosco- Emiliano dove ospitalità e genuinità fanno a gara con volpi e scoiattoli per rimanere impressi in modo indelebile nella mente.
Siamo capitati alla Trattoria Mussi per caso, come le cose belle della vita. Un luogo difficile da trovare e sperduto al punto da domandarsi se si sta andando nella giusta direzione. Il locale è in cima ad una salita che domina una valle piena di sole e neve. Quella leggera foschia tipica del sole che incontra il freddo. Entrando abbiamo avuto subito la percezione che non ci fosse grande movimento di clienti: era chiuso. In cucina, però, un vero e proprio fermento. Le aspettative di un’ottima recensione letta ci ha, prima, fatto pensare che si trattasse del pensiero quasi folle di una persona poco esperta. Poi piano piano abbiamo capito: Anna, la figlia della proprietaria, ci ha accolte dicendo che il locale lavora abitualmente su prenotazione e che al momento, era chiuso. Ha aggiunto, però, che avrebbero fatto un’eccezione. Ci ha fatto fare un giretto nelle diverse sale di questo locale autentico mentre hanno acceso la stufa e apparecchiato in una piccola sala con camino. Gnocco fritto con salumi affettati al momento, la giardiniera più buona della vita, ravioli appena fatti con ripieno di erbette e spinaci conditi con funghi trifolati, cinghiale in umido e polenta. Gutturnio e chiacchiere. Non credo si possa volere di più…
Nella recensione di questa ragazza veniva detto che lei e il marito tornano spesso ed appositamente da Mussi da Milano. Abbiamo riso leggendo queste parole, ignari del pranzo meraviglioso che avremmo degustato di lì a poco. Ah che bello potersi ricredere…..

Soundtrack:https://www.youtube.com/watch?v=F3L0EUbRJGk

keep in touch and keep cooking.

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onore al passato e Hummus di ceci

_MG_7450modificataHo sempre pensato che guardare indietro fosse un’alibi per non occuparsi per presente, come anche del futuro. Sto cambiando opinione. A patto che non si stia sempre girati indietro, oggi, guardo al passato con tenerezza. Mi scopro sorridere ricordando i pomeriggi passati tra ragazzine a fantasticare su come saremmo state a diciotto anni. Mi diverto ricordando la mensa della scuola che tanto odiavamo ma che regalava momenti di ilarità incredibile tra noi bambini. Mi vengono in mente le partite a carte con la famiglia durante le feste di Natale. Poi penso a tutte le storie che facevo ai miei genitori quando mi informavano che l’estate successiva avremmo fatto un qualche viaggio “esotico” invece di stare al mare dove c’erano tutti i miei amici. Con un po’ di fatica (ero un po’ troppo piccola) riesco anche a vedere la nonna Tina che dal balcone della sua casa ci salutava quando, ogni settimana, andavamo a trovarla. E poi le torte o i pasticcini comprati la domenica dopo aver fatto una passeggiata, da portare alla mamma che preparava il pranzo. Si guardava poca televisione e si usava tanto la fantasia. Io riuscivo ad inventarmi negozi di frutta e verdura usando foglie cadute dagli alberi ed erbacce trovate in fondo alla via. Sì perchè le macchine erano una necessità, e i pericoli neanche minimamente allarmanti. Non c’erano cellulari per richiamarci all’ordine e allora la mamma e la nonna erano costrette ad affacciarsi al balcone per ordinarci di tornare per il pranzo. Erano anni in cui non ci si domandava molto cosa sarebbe stato del futuro mentre oggi lo si teme come se ci fosse sempre la possibilità di cadere a picco in un fantomatico burrone. Non ci credo. Non ci sto. Oggi guardo al passato sorridendo ma aspetto il futuro con trepidazione; perché ho fiducia e ho capito che credere nel futuro vuole anche dire onorare il passato.

Avevo promesso una ricetta con i ceci. Pensavo alla celeberrima e semplicissima zuppa di ceci che mi prepara sempre la nonna. Non ho fatto i conti con la mia sbadataggine. Ieri mattina sono uscita troppo presto e la sera prima sono tornata troppo tardi da una cena. Risultato? Non ho messo i ceci secchi in ammollo per 24 ore. Quindi ho dovuto ripiegare per non far torto a Cristina che, molto carinamente, mi ha scritto una mail che mi ha riempita di orgoglio. E poi perchè ormai avevo una voglia matta di ceci: Hummus di ceci. Prometto che presto arriverà anche la ricetta della zuppa. Buon week end, gente!

Ingredienti: 400 gr. di ceci lessati, il succo di 1/2 limone, 1/2 spicchio di aglio, 3 cucchiai olio evo, 1 cucchiaino di sale, pepe q.b., paprika , 4/5 cucchiai di acqua di conservazione dei ceci e coriandolo.

Procedimento: scolare i ceci mantenendo l’acqua di conservazione. Mettere in un mixer o un frullatore l’aglio, il succo di limone, il sale, il pepe, i ceci, l’olio evo e l’acqua di cottura dei ceci. Frullare per qualche minuto finchè non raggiungerà una densità liscia, omogenea e cremosa. Impiattare e decorare con paprika e coriandolo fresco tritato. Con cracker, grissini o crostini….it’s up to you!

Soundtrack:https://www.youtube.com/watch?v=RELQXv8m_cc

keep in touch and keep cooking

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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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