archivio | ottobre, 2012

Dio non cerca in te parole, ma il cuore. Sant’Agostino

Il desiderio di scrivere di nuovo viene dritto dal cuore. L’occasione è stata la mostra Body Worlds di Gunther Von Hagens in esposizione a Milano alla fabbrica del vapore. Un grande show anatomico di veri corpi umani che, nel mondo, ha già incantato 35 milioni di visitatori. Non sono un medico nè un’esperta di arte ma posso dire con certezza che questo imponente lavoro rapisce i sensi e stimola l’apprendimento. Lo spunto rinascimentale è chiaro, così come l’intento scientifico. La cosa sorprendente, però, è la visione umana di questi corpi. Gunther (mi piace considerarlo uno di “noi”) si sofferma sulle espressioni dei corpi senza tralasciarne i limiti e le potenzialità. Salute e malattia sono due facce della stessa medaglia. E’ evidente l’attenzione del medico nei confronti del sistema cadiovascolare ed è altrettanto chiara la propensione dell’artista nei riguardi della vitalità dell’essere umano. L’emblema è il cuore, il primo organo vitale a svilupparsi nell’embrione e il muscolo più straordinario che determina la vita o la morte di un corpo. Viene anche mirabilmente trattato l’aspetto più psicologico attraverso l’analisi delle emozioni e le conseguenze che regolano l’organismo. La tecnica della plastinazione è quindi un buon motivo di riflessione culturale e antropologica che bene si sposa con il lavoro compiuto da questo medico e dalla volontà dei donatori.

Troppo spesso non ci curiamo di quel muscolo grosso quanto un pugno che abbiamo in mezzo al petto. Eppure è proprio da quelle dolci pulsazioni che dipendono le nostre emozioni, le nostre reazioni e il nostro star bene. Persino il cibo è complice in grande misura del nostro benessere. All’interno dell’esposizione, in una nicchia un po’ nascosta e lontano dai corpi leggiadri posti sotto i riflettori, ci sono una serie di fotografie. In ogni immagine ci sono i componenti di una famiglia in diversi paesi del nostro mondo attorniati da tutto il cibo che normalmente consumano in una settimana. Sotto un cartellino indica il paese di provenienza e la spesa totale per quel cibo. Se ci si sofferma un minuto, la riflessione viene spontanea: “Wow!!!”

Nonostante le migliaia di chilometri che apparentemente dividono alcuni paesi, la globalizzazione in ambito alimentare tende ad assottigliare quella distanza in maniera considerevole. E non penso sia proprio un bene. Bibite gasate, junk food, prodotti preconfezionati rendono alcune tavole di queste foto molto simili tra loro e così i commensali che ci sono attorno. Dobbiamo stare in guardia, curarci di ciò che mangiamo e sopratutto non sottovalutare mai che la nostra è una macchina perfetta che ci chiede solo di essere alimentata con il miglior carburante.  Persino alla nostra automobile, qualcuno di noi, riserverebbe nutrimento migliore di quello che ho visto in queste case del XXI secolo.

Il sapore, una volta usciti dalla mostra è agrodolce. Non puoi non rimanere colpito dal rosso vivido del cuore che, in una teca ben illuminata, apre l’esposizione. Non puoi smettere di pensare a quei dettagli minuziosi che compongono il nostro organismo. Non puoi neanche dimenticare gli organi maltrattati dal fumo, le tracce evidenti di malattie incurabili e i tumori che si insidiano nella nostra più profonda intimità. E come spesso accade ti ripeti che dovrai fare più attenzione a ciò che mangi, a quanto ti muovi e a come vivi.

L’argomento mi è molto a cuore. Credo fermamente che sia necessario nutrirsi con criterio senza tradire il proprio corpo. Mi rendo però conto che non è semplice come a dirsi. Per coloro i quali la nutrizione è un passatempo come per me, è facile pensare che sia sufficiente mangiare in modo equilibrato senza dilettarsi in “merendine e fuori pasto”, ma credo che la faccenda sia molto più complicata. Quindi ad ognuno rimane la scelta di tentare di mangiare quanto più sano possibile.

Tornando a casa, probabilmente per scaldare ancora un po’ il cuore dopo questa bella esperienza, ci voleva un aperitivo: “Cantine Isola” nel cuore di Chinatown. In questo luogo il tempo si è fermato. Puoi non tornarci per mesi e troverai sempre la stessa cortesia, professionalità e qualità che caratterizzano questa cantina vera e propria. La Signora alla cassa è sempre pronta a farti un sorriso e al bancone c’è sempre qualcuno che ti farà assaggiare un buon calice di vino di una cantina che fino ad allora non conoscevi. Il pensiero?? : “Basta veramente poco anche per essere felici….se solo ascoltassimo un po’ di più il nostro cuore! Sant’Agostino ce l’ha ricordato e noi dobbiamo solo fare lo sforzo di non scordarlo in fretta!”

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