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voglia di spaghetti alla carbonara

_MG_0166modificataSono rientrata da Roma un po’ provata. Non è proprio il massimo visitare una città con la febbre. Ieri era praticamente estate. La mia temperatura, tenuta accuratamente sotto controllo dalla tachipirina, mi permetteva di avere freddo al sole o caldo in mezzo a correnti d’aria. Immaginate quale potesse essere il mio stato di ieri sera, rientrata da Roma: uno straccio!!! Stamattina però mi sono alzata pronta a riprendere la mia vita con la solita energia. Non sono in formissima ma ce la metto tutta per non lasciarmi vincere dall’influenza. Certo che farsi venire la febbre mentre si è via non è da tutti eh!?!?

Roma invece è una città per tutti. Penso che sia difficile non apprezzare un luogo come questo. Ha una ricettività incredibile. E’ in perenne stato di “assedio” di pellegrini e turisti che vengono da ogni parte del mondo. E ce la mette veramente tutta per affrontare la cosa in modo organizzato e naturale. La calma e il senso dell’umorismo dei romani è innato e forse dipende proprio dall’atteggiamento di pazienza che gli abitanti di un luogo del genere devono necessariamente avere. Alle funzioni religiose c’è chi sta al telefono o parla ad alta voce senza curarsi della ragione per la quale altri assistono a qualcosa che non è uno show televisivo o il circo. In mezzo a monumenti storici o opere d’arte immense c’è chi è più attento alla fotocamera piuttosto che a godersi le meraviglie che magari non capiterà più di vedere. Siamo fatti così, siamo esseri umani e siamo veramente tutti un po’ disattenti. Roma invece è attenta a tutti. Soddisfa qualunque esigenza, sia essa culturale o sociale. C’è una vita brulicante in ogni quartiere, di notte e di giorno. Puoi cenare bene a basso prezzo in luoghi caratteristici e sorridere alle battute divertenti e non invadenti di camerieri. Puoi girovagare anche di notte cercando solidarietà negli altri turisti che, come te, aspettano un bus che tarda ad arrivare (il 23 ci ha dato filo da torcere,sappiatelo). E poi c’è la città Romana che in ogni angolo lascia intravedere un pezzo di se e non puoi non immaginare la vita di duemila anni prima e volere, anche per un solo giorno, essere proprio in quello che al tempo era il vero ombelico del mondo. Sono stati giorni belli (nonostante la febbre maledetta) ma troppo brevi, come sempre quando si sta bene. Porto con me un sacco di immagini e qualcuna la voglio condividere con voi. E in più, visto che non ho potuto mangiare una bella carbonara come si deve, condivido la mia personale ricetta di uno dei piatti romani per eccellenza: spaghetti alla carbonara (per 4 persone).

Ingredienti: 350 gr. di spaghetti, 150 gr. di guaciale, 4 uova + 1 tuorlo, 100 gr. di pecorino, sale e pepe

Procedimento: Mettere sul fuoco una pentola con acqua abbondante. Salare leggermente (essendo il guanciale già saporito). Tagliare il guanciale a dadini e metterlo sul fuoco in una padella antiaderente; lasciarlo sfrigolare finché non diventerà croccante. Poi toglierlo dal fuoco e lasciarlo raffreddare leggermente. In una ciotola sbattere le uova e il tuorlo con una frusta unendo il pecorino e il pepe. Aggiungere il guanciale, quando sarà freddo. Mettere in cottura la pasta nella pentola quando è a bollore e, quando sarà al dente, scolarla. Mettere la pasta dentro alla ciotola con le uova sbattute (non nella pentola dove la temperatura è stroppo alta) e girare gli spaghetti nella salsa. Aggiungere altro pepe e pecorino, all’occorrenza e secondo i gusti. Servire subitissimo…..

Keep in touch and keep cooking.

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l’immagine del gambero

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Finalmente è arrivato il week end. Sono in aeroporto pronta a partire per la Capitale. Finirò questo post strada facendo. Ma sabato mattina deve essere pronto per voi. La mia decisione di non lavorare venerdì Santo, è stata una buona idea perché altrimenti non avrei potuto portare a termine tutte le cose che avevo in mente.

Mentre ero in macchina e ascoltavo la radio, ho sentito parlare di punti di riferimento. Il servizio, partito con un’ intervista a Gabriel Garcia Marquez, era incentrato sulle persone che ispirano ognuno di noi, sugli esempi che tendiamo in modo assolutamente naturale ad emulare. Nella vita ho avuto la fortuna di avere molte persone alle quali ispirarmi e ho imparato che più riusciamo ad osservare il prossimo, più cose meravigliose vedremo venir fuori. Non voglio minimamente generalizzare perché, allo stesso modo, capita spesso di incontrare persone che trasmettono negatività. Ma quando incontriamo persone con le quali si instaura un certo feeling, dovremmo ascoltare di più, lasciare noi stessi un passo indietro per attingere dalle esperienze e dai modi dell’altro. Troppo spesso mi sono indisposta perché ho incontrato in altri, atteggiamenti lontani dai miei e troppo spesso me ne sono allontanata senza capire subito che la diversità è ricchezza; che se pensassimo tutti allo stesso modo, sarebbe una noia mortale. Gabo nell’intervista (che non avevo mai sentito prima d’ora) diceva che ha difeso durante la sua vita l’idea di circondarsi di cose e persone belle. Penso volesse dire questo: consigliava di circondarsi di punti di riferimento. Quelli che lui ha incontrato, gli hanno permesso di rendere immagini le sue idee e proprio da quelle immagini ha scritto storie meravigliose. Lui partiva sempre da un’immagine per scrivere un libro, mai da un’idea. L’idea riusciva ad apparirgli così chiara solo dopo aver avuto la visione, l’immagine.
Questo avvicinamento al realismo mi affascina da matti. Per me la cucina è un po’ così. Quando penso a cosa preparare parto sempre da un’immagine e da quella costruisco un piatto fatto di idee. Non fraintendete le mie parole: non mi sento per nulla vicina alla maestosità di Gabo. Mi piace solo il pensiero che la mia cucina parta da un’immagine sulla quale si possano costruire idee. Forse questo lusso è dato dalla leggerezza di chi non lo fa per mestiere nella cucina di un ristorante. Per la giornata di oggi sarebbe bene stare leggeri, ma con gusto. Ho riprodotto a casa, secondo il mio personalissimo palato, dei gamberi sale, pepe e zenzero mangiati in un ristorante cinese sotto casa. Fatti con ingredienti freschissimi sono una vera bomba.

Ingredienti: code di gamberi (la quantità è veramente a seconda dei vostri stomaci), una radice di zenzero, 2/3 cippollotti (dipende da quanti gamberi cucinerete), sale, pepe e olio di semi per friggere, olio evo.

Procedimento: incidere le code di gambero una ad una sul dorso estraendo l’intestino nero e facendo attenzione di non dividerli a metà. Lavarli bene e asciugarli. Pelare lo zenzero e affettarlo con attenzione a striscioline sottili e piuttosto lunghe. Pulire bene il cipollotto e affettarlo a rondelle. In una padella mettere a soffriggere con olio evo lo zenzero e 3/4 del cipollotto. Appena iniziano a sfrigolare spegnere un momento e lasciare da parte.
In un altro pentolino (meglio a bordi alti) mettere a scaldare l’olio per la frittura (che sia abbondante e possa contenere comodamente i crostacei). Immergere quindi i gamberi e lasciarli friggere per circa 3 minuti. Scolarli, asciugarli bene e riunirli nella padella con cipollotto e zenzero dove potremo riaccendere il fuoco per un altro minuto. Al termine condire con sale (se possibile fior di sale) e pepe e l’ultima parte del cipollotto fresco. Caldi sono squisiti!!

Keep in touch and keep cooking.

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