archivio | 2012

Dio non cerca in te parole, ma il cuore. Sant’Agostino

Il desiderio di scrivere di nuovo viene dritto dal cuore. L’occasione è stata la mostra Body Worlds di Gunther Von Hagens in esposizione a Milano alla fabbrica del vapore. Un grande show anatomico di veri corpi umani che, nel mondo, ha già incantato 35 milioni di visitatori. Non sono un medico nè un’esperta di arte ma posso dire con certezza che questo imponente lavoro rapisce i sensi e stimola l’apprendimento. Lo spunto rinascimentale è chiaro, così come l’intento scientifico. La cosa sorprendente, però, è la visione umana di questi corpi. Gunther (mi piace considerarlo uno di “noi”) si sofferma sulle espressioni dei corpi senza tralasciarne i limiti e le potenzialità. Salute e malattia sono due facce della stessa medaglia. E’ evidente l’attenzione del medico nei confronti del sistema cadiovascolare ed è altrettanto chiara la propensione dell’artista nei riguardi della vitalità dell’essere umano. L’emblema è il cuore, il primo organo vitale a svilupparsi nell’embrione e il muscolo più straordinario che determina la vita o la morte di un corpo. Viene anche mirabilmente trattato l’aspetto più psicologico attraverso l’analisi delle emozioni e le conseguenze che regolano l’organismo. La tecnica della plastinazione è quindi un buon motivo di riflessione culturale e antropologica che bene si sposa con il lavoro compiuto da questo medico e dalla volontà dei donatori.

Troppo spesso non ci curiamo di quel muscolo grosso quanto un pugno che abbiamo in mezzo al petto. Eppure è proprio da quelle dolci pulsazioni che dipendono le nostre emozioni, le nostre reazioni e il nostro star bene. Persino il cibo è complice in grande misura del nostro benessere. All’interno dell’esposizione, in una nicchia un po’ nascosta e lontano dai corpi leggiadri posti sotto i riflettori, ci sono una serie di fotografie. In ogni immagine ci sono i componenti di una famiglia in diversi paesi del nostro mondo attorniati da tutto il cibo che normalmente consumano in una settimana. Sotto un cartellino indica il paese di provenienza e la spesa totale per quel cibo. Se ci si sofferma un minuto, la riflessione viene spontanea: “Wow!!!”

Nonostante le migliaia di chilometri che apparentemente dividono alcuni paesi, la globalizzazione in ambito alimentare tende ad assottigliare quella distanza in maniera considerevole. E non penso sia proprio un bene. Bibite gasate, junk food, prodotti preconfezionati rendono alcune tavole di queste foto molto simili tra loro e così i commensali che ci sono attorno. Dobbiamo stare in guardia, curarci di ciò che mangiamo e sopratutto non sottovalutare mai che la nostra è una macchina perfetta che ci chiede solo di essere alimentata con il miglior carburante.  Persino alla nostra automobile, qualcuno di noi, riserverebbe nutrimento migliore di quello che ho visto in queste case del XXI secolo.

Il sapore, una volta usciti dalla mostra è agrodolce. Non puoi non rimanere colpito dal rosso vivido del cuore che, in una teca ben illuminata, apre l’esposizione. Non puoi smettere di pensare a quei dettagli minuziosi che compongono il nostro organismo. Non puoi neanche dimenticare gli organi maltrattati dal fumo, le tracce evidenti di malattie incurabili e i tumori che si insidiano nella nostra più profonda intimità. E come spesso accade ti ripeti che dovrai fare più attenzione a ciò che mangi, a quanto ti muovi e a come vivi.

L’argomento mi è molto a cuore. Credo fermamente che sia necessario nutrirsi con criterio senza tradire il proprio corpo. Mi rendo però conto che non è semplice come a dirsi. Per coloro i quali la nutrizione è un passatempo come per me, è facile pensare che sia sufficiente mangiare in modo equilibrato senza dilettarsi in “merendine e fuori pasto”, ma credo che la faccenda sia molto più complicata. Quindi ad ognuno rimane la scelta di tentare di mangiare quanto più sano possibile.

Tornando a casa, probabilmente per scaldare ancora un po’ il cuore dopo questa bella esperienza, ci voleva un aperitivo: “Cantine Isola” nel cuore di Chinatown. In questo luogo il tempo si è fermato. Puoi non tornarci per mesi e troverai sempre la stessa cortesia, professionalità e qualità che caratterizzano questa cantina vera e propria. La Signora alla cassa è sempre pronta a farti un sorriso e al bancone c’è sempre qualcuno che ti farà assaggiare un buon calice di vino di una cantina che fino ad allora non conoscevi. Il pensiero?? : “Basta veramente poco anche per essere felici….se solo ascoltassimo un po’ di più il nostro cuore! Sant’Agostino ce l’ha ricordato e noi dobbiamo solo fare lo sforzo di non scordarlo in fretta!”

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It’s only when I lose myself in someone else That I find myself

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Dovremmo celebrare ogni giorno qualcosa. Rendere omaggio, non sottovalutare mai niente e nessuno e non dare mai nulla per scontato. Non conosco nessuno che sia in grado di fare tutto questo per bene, davvero. In tanti ci proviamo, sopratutto a parole. Ma l’essere umano è più portato a ripercorrere pedissequamente i suoi errori. E’ difficile imparare dai propri sbagli. Con un grande lavoro su se stessi è possibile trovare un po’ di serenità e anche quando la si è trovata, non si può abbassare mai la guardia. E’ per questo che eventi estremamente felici o tragedie umane ci toccano nel profondo. Risvegliano in noi desideri, speranze, paure e fragilità. Far posto in questi sentimenti, mentre ci si passa attraverso, è molto duro. La speranza è che questi ti riportino alla giusta dimensione, che ritocchino un po’ il nostro stile di vita spesso malato e che restituiscano un sorriso laddove questo si è perso per le piccolezze di tutti i giorni. Ogni tanto, dopo una giornata dura, è sufficiente una chiacchierata con l’amica di sempre per capire che hai scordato di guardare in una direzione. E’ sufficiente un faticoso allenamento con la tua squadra, per ricordarti che il bello è solo stare insieme. Non serve altro per arrivare a domani. E tutto si cancella come per magia. Anche i fardelli che hanno appesantito le spalle fino a due minuti prima sembrano più leggeri. Altre volte invece basta un piccolo progetto a restituire fantasia al cervello incancrenito dalle durezze della vita di tutti i giorni. In questi momenti il desiderio della condivisione di un pasto è, per me, un automatismo irresistibile al quale non provo a dare freno. Non voglio assolutamente. Forse è così per noi italiani. Abbiamo in noi il gene della famiglia al completo riunita intorno ad un tavolo.

D’altra parte nel nostro paese tutto accade intorno ad un tavolo con buon cibo e vino. Siamo famosi per questo e forse la cosa bella è che, negli anni, anche altri paesi stanno imparando da noi questa cosa.

L’ultima occasione è stata per me quella di una nuova conoscenza. Una cenetta tra amici per incontrare la promessa sposa di un caro amico. Inutile dire che, come spesso capita, le commissioni di un sabato di settembre sono innumerevoli. Quindi, senza aver preparato nulla e senza aver fatto la spesa, mi sono messa ai fornelli all’ultimo secondo. Adoro queste situazioni perchè l’inventiva prende il sopravvento. 6 grosse cosce di pollo erano veramente troppo grosse anche per la mia teglia gigante con cui solitamente faccio la pizza. Ispirata da alcuni luoghi nei quali mi sono imbattuta nella settimana, ho pensato alle cose semplici…alle prime cose che si imparano in cucina. Ho fatto bollire qualche patata novella e sbollentato dei ciliegini freschi. Nel frattempo ho disossato le cosce di pollo perchè per la mia padellata, volevo che tutto avesse la giusta misura. Volevo armonia di dimensioni.

Ho pensato anche che, di recente, avevo letto qualcosa a proposito di un piatto del genere in una ricetta di Jamie Oliver. L’ho cercata disperatamente finché, leggendola, mi è venuto in mente che avevo appena regalato al mio terrazzo una deliziosa pianta di origano fresco. Dovevo assolutamente renderlo partecipe. Il risultato?? una succulenta teglia di pollo croccante con patate novelle e pomodori, deliziosamente abbrustoliti nel forno per 40 minuti dopo una bella passata in padella di 10 minuti.

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A questo punto serviva un antipasto sfizioso. In frigorifero c’erano delle zucchine già tagliate e cotte nel microonde il giorno stesso, dell’insalata, una pasta sfoglia (già pronta) e il riso con la zucca della sera prima. Cosa fare?!?!?!

Il riso si è magicamente trasformato in crocchette di riso dorate in padella e le zucchine, con un po’ di formaggio briè e pancetta sono diventate una dolce torta salata. A completare il tutto, una fresca insalata.

Per terminare dal freezer ho estratto i famosi “fondant au chocolat” che avevo preparato al rientro dalle vacanze e che hanno accompagnato il mio peregrinare in Corsica la scorsa estate. Quanti munti debbano stare in forno e a quale temperatura esatta, è ancora un mistero che tenterò di svelare il prima possibile.

Nel frattempo ho potuto godermi gli amici e incontrare una ragazza carina che sposerà il mio amico Ale il prossimo maggio, in Messico. A questo punto tocca organizzare un viaggio….

un’altra delle passioni che può distrarre….. ancora per un momento

a presto

p.s. grazie D. per le foto

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Fai bei sogni. Anzi, fateli insieme. Insieme valgono di più

La più grande soddisfazione di questo lungo mese di vacanza è stata la lettura. Una delle migliori passioni che riconosca. Così nobile da avere, a mio avviso, il privilegio di essere possibile solo quando veramente si ha il tempo per farlo. Non riesco a leggere due paginette al volo quando sono stanca. Non lo trovo giusto perchè i pensieri di altri devono essere rispettati, venerati. La cosa bella, però, è che quest’anno sono riuscita a farlo senza nulla togliere al resto, senza isolarmi immergendomi solo in un libro.
Passata la spensieratezza delle vacanze sono tornati i desideri sopiti appena sotto la superficie. Devo dargli ascolto, prima o poi! Vorrei, per fare questo, affidarmi alla pazienza che qualcuno mi ha insegnato condita da quel pizzico di determinazione che mi contraddistingue e che, misteriosamente, ogni tanto, mi abbandona per andare a coccolarsi tra le braccia di qualcuno che evidentemente è in grado di farne buon uso. Forse il mio ostacolo è la compagnia. Nel libro che sto leggendo una mamma dice al suo piccolo: ” Fai bei sogni. Anzi, fateli insieme. Insieme valgono di più.” E’ come se ogni tanto non mi importi più di essere la Vera Me per accontentarmi di essere qualcun altro. Per fortuna non mi abbandona, però il pensiero dell’azione . E’ quindi tempo di agire per non alimentare quelle vocine che si nutrono di inazione . Non rinunciare!! Voglio che il motto sia questo, per oggi!! Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo, ma non riuscirai mai a liberartene. E’ questo che devo tenere a mente. Desidero alzarmi pensando proprio a questo. Si può fare? Io penso di sì! Devo mettere in fila le idee, fare odine nei pensieri. Probabilmente è solo questo il punto.

Tornata dalle vacanze ho avuto il desiderio di ripartire dalla base. Ho comprato tre cassette di pomodori e 5kg di pesche e ho iniziato a preparare salsa e marmellate. Voglio partire dalle prime e piccole cose. Sperimentare ogni cosa che in cucina non ho mai fatto. E così sia! Ho proseguito con un dolce pesto direttamente prodotto dalle mie preziose piante di basilico e con un po’ di susine mature che hanno prodotto una confettura artigianale di tutto rispetto. La conclusione? tanta fatica per tanta soddisfazione!! Tornerò alle torte, forse…o forse a qualcos’altro!!! Ve lo racconterò!!

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Gingerella La Dolce

"Se non hanno pane, che mangino brioches" Cit. Maria Antonietta

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nata per vivere in un mondo di burro e zucchero

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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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Luca Centurelli

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Questa pagina e' un omaggio a chi mi ha fatto amare la cucina, i sapori di una volta, la qualita' e la ricerca, la passione, e qualche colpo di testa!

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