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un fratello al creme caramel

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Alcune volte mi capita di pensare a come sarebbe stata la mia vita se non avessi avuto un fratello. Non so proprio come si viva da figli unici. Non ne ho mai avuto esperienza se non prima che lui nascesse e ovviamente non ricordo nulla perché ero molto piccola. Ricordo con più facilità, forse pechè l’ho sentito raccontare centinaia di volte, di quanti dispetti riuscivo a fargli mentre era neonato. Probabilmente non potevo digerire il fatto che un piccolo esserino mi avesse rubato la scena. Nel tempo ho capito anche che per i secondogeniti, allo stesso modo, non è mai facile crescere con qualcuno più grande perché almeno da piccoli si è quasi sempre costretti al confronto con qualcuno che ci è già passato. Ci si guarda e ci si invidia a vicenda ma è quell’invidia buona che ti spinge a fare meglio a non mollare.
Chi ha la fortuna di avere un fratello o una sorella sa di non essere mai solo al mondo. Sa che nei momenti duri l’altro c’è sempre. E’ facilissimo essere molto diversi anche se si è fratelli ma si ha la consapevolezza che almeno in qualcosa si è uguali: si sono condivise tante esperienze di crescita, ci si capisce con un solo sguardo e ci si vuole bene a prescindere. Si riesce anche a litigare come nessuno al mondo, pur sapendo che dopo poco tutto sarà tornato come prima. Ci si perde anche se si abita sotto lo stesso tetto, alcune volte non ci si parla per giorni altre, invece, si sta sempre insieme. Ci si allea contro i genitori e si ha un conforto quando sembra che il mondo sia tutto contro. So che non è così per tutti e che queste cose, a volte, cambiano nel tempo ma vorrei che questa mia preghiera fosse di aiuto a chi un fratello non ce l’ha o a chi si è perso nelle stupidaggini della vita. Io sono fortunata, perchè per me mio fratello è proprio questo.

Dopo questa spontanea dichiarazione (buttata giù di getto senza pesare) vi farò assaggiare il mio creme caramel appena fatto, un dolce perfetto per questa sera.

Ingredienti per la crema: 150 ml. di panna fresca, 4 uova + 1 tuorlo, mezza stecca di vaniglia, 500 ml. di latte e 100 gr. di zucchero.
Ingredienti per il caramello: 130 gr. di zucchero e 4 cucchiai di acqua.

Procedimento: Preriscaldare il forno a 170°. In un pentolino versare il latte e la bacca di vaniglia e portare ad ebollizione lentamente. Poi togliere dal fuoco e lasciare raffreddare lasciando dentro la bacca di vaniglia. Quando si sarà ben raffreddato unire la panna, eliminare la stecca di vaniglia e filtrare con un colino. In una ciotola sbattere le uova e il tuorlo con lo zucchero. Versare il latte piano piano all’interno del composto di uova e zucchero e mescolare con una frusta.
Preparare il caramello mettendo sul fuoco un tegame con zucchero e acqua e lasciando che si sciolga e che assuma piano piano il colore desiderato.
Mettere il caramello negli stampini avendo cura che sia ben distribuito su tutta la base dello stampino e lasciare che solidifichi in pochi istanti . Distribuire quindi la crema negli stampini e disporre gli stampini a loro volta in una teglia dove bisogna versare acqua bollente fino ad arrivare ad un terzo dell’altezza dello stampino. Infornare per 50 minuti. A fine cottura togliere gli stampini dalla teglia e lasciar raffreddare. Riporre poi in frigorifero per almeno 4 ore. Al momento di servire staccare la crema dalle pareti dello stampo aiutandosi con un coltello e capovolgere su di un piatto. Gnam gnam….

keep in touch and keep cooking

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pollo arrosto con patate amarcord

 

_MG_0334modificataNon c’è niente da fare! Ci sono un sacco di ricette che ti fanno sentire a casa. Ognuno ha le proprie, diverse e legate alla sua infanzia o a dei momenti speciali della vita. Il cibo, lo dico sempre, è vita, convivialità e amore. Nella mia famiglia, come forse in quasi tutte, a tramandare questa attenzione è stata la nonna. Chiunque ricorda i suoi meravigliosi biscotti o la sua parmigiana di melanzane ma nessuno è mai riuscito a riprodurli esattamente identici. In molti si sono avvicinati ma la sua mano è inconfondibile. Per noi italiani questo legame con la famiglia e la storia è parte integrante del patrimonio genetico. Persino quando ci allontaniamo dall’Italia non riusciamo a staccarci con tanta facilità alle nostre abitudini alimentari. C’è chi si abitua più facilmente e ama la sperimentazione e chi invece non apprezza niente altro che la cucina italiana, ma tutti, prima o dopo, capitoliamo pensando agli spaghetti di casa, alla pizza o a qualche specialità unica del nostro paese.

Vi è mai capitato durante un viaggio di parlare del cibo di casa?!?! a me sempre. Che ci vogliamo fare, siamo fatti così!

Dopo tre giorni di astinenza dai fornelli visto il mio piccolo intermezzo romano, mi sono rimessa al lavoro. Ho cominciato, come spesso accade, dalle cose semplici perché sono quelle che offrono il maggior conforto nei momenti più duri (la mia influenza durante il ponte di Pasqua mi ha un po’ innervosita). Avevo scritto, su consiglio della nonna di un’amica (ovviamente anche in questo caso si tratta pur sempre di una nonna ) un metodo per fare le patate al forno in modo eccellente e ho deciso di provarlo. Per accompagnale ho scelto di fare delle cosce di pollo al forno. Il pollo con le patate mi riporta direttamente alla terra, alla campagna, dove lo zio la domenica lo preparava direttamente nel forno a legna. Inutile dire che aveva tutto un altro sapore, sia per la qualità del pollo ruspante allevato da loro in campagna, sia perché la cottura nel forno a legna regala un aroma squisito. Ancora oggi quando mi capita di andare a trovarli, ho quasi la pretesa che si ripetano gli stessi gesti di allora. Si camminava nei campi al pomeriggio raccogliendo fichi e gelsi che sporcavano le mani fino a colorarle. Lo zio poi spiegava che per pulirle sarebbe stato sufficiente strofinare bene la stessa foglia del gelso sulla mano. Poi tutti insieme si preparavano i pomodori con basilico e si tagliava il primosale da mettere dentro dei piccoli panini farciti che si chiamano guastedde, cotte rigorosamente nel forno a legna. Inutile dire la meraviglie di noi bambini incantati a guardare il fuoco dal quale venivano fuori quasi per magia queste meraviglie. La Sicilia, la mia seconda casa.

Pollo al forno con patate (per 2 persone):

Ingredienti: 4/5 patate, 2 cosce di pollo abbastanza grosse, timo, rosmarino, sale, pepe, aglio, salvia, olio evo

Procedimento: preriscaldare il forno a 180°. Pelare, lavare e asciugare le patate. Tagliarle a dadi non troppo piccoli. In una pentola mettere a bollire acqua salata in abbondanza. Quando prende bollore, immergere le patate. Dopo 3 minuti di cottura, scolarle e lasciarle intiepidire.  Mettere in una teglia le cosce di pollo dopo averle massaggiate con olio, timo e rosmarino e dopo averle condite con sale e pepe. Infornare per 1 h a 180°.  Dopo 30 minuti di cottura del pollo unire le patate al pollo irrorandole con un po’ di olio. Aggiungere timo, rosmarino, salvia e aglio (anche semi di papavero, se vi piacciono) e infornare per i restanti 30 minuti provvedendo a girare ogni tanto sia patate che pollo. Eventualmente pollo e patate possono essere preparati anche in due teglie diverse separate, se il forno è abbastanza grande da consentirlo. Questo permetterà anche di far dorare meglio le patate, se per caso, avessero bisogno di qualche minuto in più di cottura.

keep in touch and keep cooking

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voglia di spaghetti alla carbonara

_MG_0166modificataSono rientrata da Roma un po’ provata. Non è proprio il massimo visitare una città con la febbre. Ieri era praticamente estate. La mia temperatura, tenuta accuratamente sotto controllo dalla tachipirina, mi permetteva di avere freddo al sole o caldo in mezzo a correnti d’aria. Immaginate quale potesse essere il mio stato di ieri sera, rientrata da Roma: uno straccio!!! Stamattina però mi sono alzata pronta a riprendere la mia vita con la solita energia. Non sono in formissima ma ce la metto tutta per non lasciarmi vincere dall’influenza. Certo che farsi venire la febbre mentre si è via non è da tutti eh!?!?

Roma invece è una città per tutti. Penso che sia difficile non apprezzare un luogo come questo. Ha una ricettività incredibile. E’ in perenne stato di “assedio” di pellegrini e turisti che vengono da ogni parte del mondo. E ce la mette veramente tutta per affrontare la cosa in modo organizzato e naturale. La calma e il senso dell’umorismo dei romani è innato e forse dipende proprio dall’atteggiamento di pazienza che gli abitanti di un luogo del genere devono necessariamente avere. Alle funzioni religiose c’è chi sta al telefono o parla ad alta voce senza curarsi della ragione per la quale altri assistono a qualcosa che non è uno show televisivo o il circo. In mezzo a monumenti storici o opere d’arte immense c’è chi è più attento alla fotocamera piuttosto che a godersi le meraviglie che magari non capiterà più di vedere. Siamo fatti così, siamo esseri umani e siamo veramente tutti un po’ disattenti. Roma invece è attenta a tutti. Soddisfa qualunque esigenza, sia essa culturale o sociale. C’è una vita brulicante in ogni quartiere, di notte e di giorno. Puoi cenare bene a basso prezzo in luoghi caratteristici e sorridere alle battute divertenti e non invadenti di camerieri. Puoi girovagare anche di notte cercando solidarietà negli altri turisti che, come te, aspettano un bus che tarda ad arrivare (il 23 ci ha dato filo da torcere,sappiatelo). E poi c’è la città Romana che in ogni angolo lascia intravedere un pezzo di se e non puoi non immaginare la vita di duemila anni prima e volere, anche per un solo giorno, essere proprio in quello che al tempo era il vero ombelico del mondo. Sono stati giorni belli (nonostante la febbre maledetta) ma troppo brevi, come sempre quando si sta bene. Porto con me un sacco di immagini e qualcuna la voglio condividere con voi. E in più, visto che non ho potuto mangiare una bella carbonara come si deve, condivido la mia personale ricetta di uno dei piatti romani per eccellenza: spaghetti alla carbonara (per 4 persone).

Ingredienti: 350 gr. di spaghetti, 150 gr. di guaciale, 4 uova + 1 tuorlo, 100 gr. di pecorino, sale e pepe

Procedimento: Mettere sul fuoco una pentola con acqua abbondante. Salare leggermente (essendo il guanciale già saporito). Tagliare il guanciale a dadini e metterlo sul fuoco in una padella antiaderente; lasciarlo sfrigolare finché non diventerà croccante. Poi toglierlo dal fuoco e lasciarlo raffreddare leggermente. In una ciotola sbattere le uova e il tuorlo con una frusta unendo il pecorino e il pepe. Aggiungere il guanciale, quando sarà freddo. Mettere in cottura la pasta nella pentola quando è a bollore e, quando sarà al dente, scolarla. Mettere la pasta dentro alla ciotola con le uova sbattute (non nella pentola dove la temperatura è stroppo alta) e girare gli spaghetti nella salsa. Aggiungere altro pepe e pecorino, all’occorrenza e secondo i gusti. Servire subitissimo…..

Keep in touch and keep cooking.

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Luca Centurelli

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